Cloud Archivi - CTMobi CTMobi Thu, 14 Jan 2021 08:34:53 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 https://d6jih8tyapop2.cloudfront.net/wp-content/uploads/2016/11/28152144/favicon_CTMobi.png Cloud Archivi - CTMobi 32 32 Machine learning per l’editoria digitale https://staging.ctmobi.it/aws/case-study-machine-learning-nelleditoria-digitale/ Mon, 07 Dec 2020 11:26:20 +0000 https://www.ctmobi.it/?p=56232 Il Machine Learning è la capacità di apprendere e di agire sulla base di quanto appreso. In questo articolo ti mostreremo come abbiamo affiancato Digital360 nel raggiungimento dei suoi obiettivi di marketing grazie al cloud computing ed al machine learning. Un case study sull'apprendimento automatico in tempo reale applicato al mondo dell'editoria digitale. Parleremo di Amazon Redshift, di Amazon Personalize e di un sistema di suggerimenti intelligenti che abbiamo chiamato Smart Recommendations. Come si applica il machine learning al marketing? Come sfruttare l'intelligenza artificiale nell'editoria digitale?

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Il Machine Learning è la capacità di apprendere e di agire sulla base di quanto appreso. In questo articolo ti mostreremo come abbiamo affiancato Digital360 nel raggiungimento dei suoi obiettivi di marketing grazie al cloud computing ed al machine learning. Un case study sull’apprendimento automatico in tempo reale applicato al mondo dell’editoria digitale. Parleremo di Amazon Redshift, di Amazon Personalize e di un sistema di suggerimenti intelligenti che abbiamo chiamato Smart Recommendations.

Come si applica il machine learning al marketing? Come sfruttare l’intelligenza artificiale nell’editoria digitale?

Digital360

Digital360 è un importante attore del B2B nazionale che opera nel mercato delle tech company (vendor, software house, system integrator, startup, ecc.).

I suoi 55 portali web e gli 1,6 milioni di visitatori unici al mese fanno di Digital360 il più grande Network sull’innovazione digitale del nostro paese, con ben 45000 keyword in prima pagina su Google.

Tramite due distinte business unit, Demand GenerationAdvisory & Coaching, l’azienda offre un pacchetto completo, che va dalla creazione di contenuti alla consulenza specializzata, a tutte le imprese con interessi nel mercato digitale.

Il cuore della Demand Generation viene definito Engine:

“[L’Engine] genera un flusso continuativo di comunicazione integrando storytelling, SEO, digital PR, social sia sulle testate del network Digital360 sia sulle property delle aziende clienti. Ma soprattutto è in grado di generare contatti profilati e concrete opportunità di vendita, grazie alla marketing automation e a contenuti di qualità che richiedono una sottoscrizione, i cosiddetti “gated content”.

-Andrea Rangone – CEO di Digital360 per EconomyUp

Andrea Rangone
Andrea Rangone CEO di Digital360

L’obiettivo

All’interno di ognuno dei 55 portali del network è possibile navigare tra diversi contenuti ottenendo suggerimenti di lettura.

Dunque, l’obiettivo di Digital360 è quello di migliorare i suggerimenti di lettura utilizzando contenuti di valore per l’utente, personalizzati sulla base dei suoi specifici interessi.

Seguendo questo approccio è possibile migliorare contemporaneamente l’esperienza utente sul sito e le probabilità di conversione.

La soluzione

Digital360 è il più grande network in Italia di testate e portali B2B dedicati ai temi della Trasformazione Digitale e dell’Innovazione Imprenditoriale.

Dopo una attenta analisi, abbiamo proposto a Digital360 un motore in grado di migliorare i suggerimenti non solo all’interno di un singolo portale, bensì tra tutti i portali del Network Digital360.

Lo abbiamo chiamato “Smart Recommendations“.

“Un motore in grado di migliorare i suggerimenti di lettura sfruttando tutti i contenuti del Network”

In questo modo possiamo ottenere un altissimo grado di personalizzazione, perché più si conosce il lettore e le tematiche alle quali è interessato, più è possibile suggerirgli contenuti che abbiano valore per lui.

In quanto AWS Partner, abbiamo progettato Smart Recommendations sul paradigma dei microservizi serverless.

Scopriamo come funziona.

Smart Recommendations – Machine Learning per le testate editoriali

Amazon dichiara che oltre il 30% delle page views su Amazon.com deriva da prodotti suggeriti

Smart Recommendations è un motore che usa sofisticati algoritmi di machine learning e intelligenza artificiale per riuscire a  prevedere e suggerire i contenuti di maggior interesse per l’utente.

Ma come funziona Smart Recommendations?

Ecco come si sviluppano le diverse fasi dell’architettura di Smart Recommendations.

Prima fase – il tracciamento degli utenti

Il primo passo nella progettazione di un servizio che fornisce suggerimenti non può che essere il tracciamento degli utenti.

A questo scopo, Smart Recommendations raccoglie le informazioni e gli interessi degli utenti tramite un piccolo snippet Javascript che contiene un pixel di tracciamento.

Ottenuti i dati, si passa quindi alla seconda fase.

Seconda fase – l’arricchimento dei dati

Il Data Enrichment consiste nell’incrocio di dati tra database diversi con l’obiettivo di ottenere un dato finale più dettagliato.

Avendo a disposizione i dati di visualizzazione delle pagine, possiamo interrogare alcuni database pubblici ed incrociare le informazioni per arricchire il dato grezzo, aggiungendo informazioni utili per il motore di machine learning.

Ad esempio, partendo dall’indirizzo IP possiamo stimare la posizione geografica dell’utente, il provider di connessione e l’azienda.

Ultimata la fase di data enrichment bisogna organizzare i dati in modo tale da poter essere analizzati con il machine learning.

Terza fase – Data Warehouse

Tramite una pipeline il dato arricchito viene conservato in un Data Warehouse: Amazon Redshift.

Redshift è un servizio AWS di data warehousing completamente gestito e ad alte prestazioni che permette l’analisi di grandi quantità di dati ad un costo ridotto rispetto ai tradizionali sistemi di data warehouse locali.

Ecco alcune caratteristiche che lo rendono lo strumento giusto per le Smart Recommendations:

  • Sistema a colonne: i dati vengono memorizzati in blocchi che contengono tipi di dati simili, permettendo un livello di compressione eccellente.
  • Processing parallelo: Redshift usa un sistema di cluster in cui ogni cluster contiene uno o più database che vengono processati da due tipi diversi di nodi:
    • Un Leader node
    • Uno o più Compute node

Questi due nodi svolgono compiti diversi coordinandosi tra di loro:

  • Il Leader Node riceve la query, coordina l’esecuzione parallela della query tra i Compute Node ed aggrega i risultati per restituirli all’application server.
  • I Compute Node eseguono le istruzioni del Leader Node e gli trasmettono il dato intermedio, che viene aggregato prima di essere restituito.

Questo sistema di processing parallelo permette di ottenere altissime prestazioni, motivo per cui Redshift si configura come uno dei migliori servizi cloud per scopi di machine learning.

Ecco lo schema dell’architettura di tracking e data warehousing:

Architettura Machine Learning per Smart Recommendations: schema di tracking con pixel di tracciamento per data warehouse
Architettura Machine Learning per Smart Recommendations: schema di tracking con pixel di tracciamento per data warehouse

Quarta fase – il Machine Learning

Dopo aver memorizzato i dati nel nostro Data Warehouse, siamo pronti per mettere in moto Amazon Personalize.

Amazon Personalize è un servizio AWS di machine learning che sfrutta la tecnologia di Amazon.

In altre parole, usare Amazon Personalize nel nostro motore di Smart Recommendations vuol dire avere nel cofano la potenza dello stesso algoritmo che Amazon.com usa per generare suggerimenti di acquisto.

Amazon Personalize, un servizio di Machine Learning AWS - Schema di configurazione
Lo schema di configurazione di Amazon Personalize

Personalize lavorerà dunque i dati contenuti nel Data Warehouse di Amazon Redshift, “imparando” dai comportamenti degli utenti tra le diverse testate del network e dalle loro preferenze tra topic diversi.

Attraverso alcune “ricette”, così vengono chiamati gli algoritmi di machine learning da Personalize, sarà in grado di prevedere e suggerire i contenuti giusti ai lettori giusti. Tutto in una manciata di secondi.

Smart Recommendations impara dai comportamenti degli utenti e suggerisce i contenuti giusti agli utenti giusti

Approfondimenti

Scopri i risultati dei nostri test di machine learning per Smart Recommendations.

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CloudFront: cos’è un Content Delivery Network? https://staging.ctmobi.it/aws/cloudfront-cose-un-content-delivery-network/ Mon, 07 Dec 2020 11:25:48 +0000 https://www.ctmobi.it/?p=57065 Non tutti sanno cos’è una CDN (Content Delivery Network). Da utenti finali ci basta digitare l'indirizzo di un sito ed attendere qualche secondo il caricamento della pagina: noi non percepiamo la strada che i file percorrono per arrivare fino al nostro pc o smartphone. Eppure questa strada esiste, ed anche qui si creano ingorghi e rallentamenti. Come viene gestito allora questo traffico? In questo articolo scopriremo cos'è e come funziona una CDN, cos'è CloudFront e perché dovresti utilizzarlo.

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Non tutti sanno cos’è una CDN (Content Delivery Network). Da utenti finali ci basta digitare l’indirizzo di un sito ed attendere qualche secondo il caricamento della pagina: noi non percepiamo la strada che i file percorrono per arrivare fino al nostro pc o smartphone. Eppure questa strada esiste, ed anche qui si creano ingorghi e rallentamenti. Come viene gestito allora questo traffico? In questo articolo scopriremo cos’è e come funziona una CDN, cos’è CloudFront e perché dovresti utilizzarlo.

Cos’è una CDN

Una CDN è una rete di PoP (Punti di Presenza), ovvero server distribuiti su scala globale che fanno da ponte tra un server centrale e gli utenti. Viene utilizzato principalmente per ridurre la distanza fisica che li separa e quindi la latenza con cui questi ultimi accedono ai file ed alle pagine web. Ma non solo, perché permette anche al server centrale di evitare sovraccarichi – e quindi malfunzionamenti – redistribuendo le richieste a molti server secondari.

Ti è mai capitato di entrare in un sito e di abbandonarlo pochi secondi dopo perché “troppo lento” a caricare? Bene, la CDN è in grado di prevenire questo fastidioso problema. Ma come funziona?

Come funziona una CDN

Proviamo a fare un esempio pratico: scopriamo cosa succede senza CDN e cosa succede con una CDN.

Cosa succede senza CDN

Schema di connessione senza CDN
Connessione al server centrale

Ipotizziamo che il nostro sito web si trovi su un server fisico a Milano.

In questo caso, gli utenti da Firenze saranno in grado di accedere al sito più velocemente rispetto agli utenti dagli Stati Uniti, perché i file che viaggiano dal server di Milano dovranno percorrere materialmente meno strada per raggiungere i primi rispetto ai secondi. Quindi, minore è la distanza fisica tra gli utenti ed il server di origine, maggiore sarà la velocità con cui questi potranno accedere ai contenuti.

Ricapitolando, con un unico server di origine a Milano, gli utenti dagli Stati Uniti dovranno mettersi in coda prima di riuscire a scaricare completamente le pagine web. Ed è qui che entra in gioco la CDN.

Cosa succede con una CDN

Schema di connessione con CDN
Connessione al server CDN

Utilizzando una CDN questo problema non si pone.

Nonostante il server di origine si trovi a Milano, la rete di PoP della CDN farà da tramite per gli utenti che si trovano più distanti. Ad esempio, se un utente dagli Stati Uniti richiede di accedere al sito sul server di Milano, la sua richiesta verrà indirizzata non al server di origine, ma al PoP più vicino a lui, che contiene una copia della pagina web.

Quindi, se il server è più vicino, i file percorrono meno strada e l’utente prova un’esperienza di caricamento più veloce.

Dopo aver analizzato il funzionamento di una CDN possiamo finalmente apprezzare l’architettura di CloudFront, la CDN di AWS.

Cos’è CloudFront

CloudFront è la CDN di Amazon Web Services, società leader nella fornitura di servizi di Cloud Computing. Vanta una distribuzione di server capillare nel mondo per un totale di 217 Punti di Presenza in 84 città di 42 paesi. I server di CloudFront si dividono in

  • Regional Edge Cache
  • Edge Location

Ecco una mappa dei PoP di CloudFront

Questo sistema a due livelli permette di tenere in memoria una quantità maggiore di dati, perché le Regional Edge Cache hanno più memoria e conservano anche quei file che con il tempo diventano meno popolari e che per questo vengono rimossi dalle Edge Location, lasciando più spazio ai contenuti maggiormente richiesti.

Ad esempio, quando un utente richiede una pagina sul tuo sito, il DNS indirizza la richiesta al PoP in grado di gestirla più velocemente. Generalmente si tratta della Edge Location più vicina all’utente. Dunque, se i file si trovano nella memoria della Edge Location, CloudFront li restituisce immediatamente all’utente. Se i file non si trovano nella memoria della Edge Location, CloudFront controlla nella Regional Edge Cache più vicina.

Con lo stesso meccanismo, se i file sono presenti nella Regional Edge Cache, CloudFront li invia alla Edge Location da cui è partita la richiesta, e da qui all’utente finale. Inoltre li conserva nella memoria della Edge Location per le richieste future.

Se i file non si trovano né nella Edge Location né nella Regional Edge Location, CloudFront li richiede al server di origine. Non appena i file arrivano dal server di origine alla Regional Edge Cache, vengono inoltrati alla Edge Location e da qui all’utente finale. In questo caso i file vengono conservati sia nella memoria della Regional Edge Cache che in quella della Edge Location per le richieste future.

Ma perché dovresti utilizzare una CDN come CloudFront?

Quanto è importante la velocità di caricamento?

Secondo un’indagine di Skilled, la velocità di caricamento è un fattore determinate per chi sceglie di fare business sul web, poiché influenza:

  • Vendite – Il 79% dei clienti che sono rimasti insoddisfatti dalle performance del sito hanno meno probabilità di acquistare nuovamente dallo stesso sito.
  • Esperienza mobile – Il 64% degli utenti mobile si aspetta che il caricamento delle pagine avvenga in meno di 4 secondi.
  • Customer Experience – Il 47% dei clienti si aspetta che il caricamento delle pagine avvenga in 2 secondi o meno.
  • Reddito – Se un sito web guadagna 100.000 dollari al giorno, migliorare di 1 secondo la velocità delle pagine può portare 7.000 dollari al giorno in più.
  • SEO – 1 secondo di ritardo nel caricamento delle pagine porta all’11% di perdita di visualizzazioni di pagina.
  • Conversioni – 1 secondo di ritardo vuol dire il 7% in meno di probabilità di convertire.

Infografica: come la velocità influenza il tuo sito web

Infografica: come la velocità influenza il tuo sito web

Chi dovrebbe usare una CDN?

Usare una CDN è un’ottima soluzione per il tuo business specialmente se punti ad un target internazionale. Ecco una lista dei principali tipi di business che traggono vantaggio dall’uso di una CDN.

E-commerce

Chi naviga nel tuo e-commerce si aspetta un’esperienza rapida e senza intoppi. Il percorso verso la conversione passa in primo luogo dalle performance del tuo sito, ed una CDN può aiutarti a migliorare drasticamente questo aspetto.

Testate editoriali

I siti di news ed informazione tendono ad essere aggiornati molto spesso e contengono molti elementi come immagini o video. Grazie alla CDN puoi distribuire questi contenuti in modo rapido e senza rallentamenti per l’utente finale.

Applicazioni Mobile

Una CDN aumenta la responsività delle pagine della tua applicazione e garantisce una User Experience migliore ai tuoi utenti.

Istituti finanziari

La sicurezza è un fattore determinante per le operazioni finanziarie. Una CDN è in grado di proteggerti da attacchi DDoS e dai pericolosi sovraccarichi che rischiano di mettere KO i server.

Conclusioni

Se il web è il tuo business non puoi permetterti di avere un sito lento. E-commerce, testate editoriali ma anche semplici siti vetrina devono colpire l’utente, coinvolgerlo con i loro contenuti ed infine portarlo all’azione desiderata. Un acquisto, l’iscrizione ad una newsletter, un form contatti: gli utenti sono impazienti e se vuoi ottenere la loro attenzione ogni secondo è importante.

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Amazon EC2: cos’è e come funziona https://staging.ctmobi.it/aws/amazon-ec2-cose-e-come-funziona-istanze-ed-ami/ Mon, 07 Dec 2020 11:25:24 +0000 https://www.ctmobi.it/?p=56407 Il cloud computing è la tecnologia che ci permette di acquistare risorse hardware a consumo, esattamente allo stesso modo in cui acquistiamo acqua ed elettricità. In questo articolo parleremo di uno dei servizi cloud più diffusi ed apprezzati in ambito business per lo sviluppo e la distribuzione di applicazioni e siti web resilienti: Amazon EC2. […]

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Il cloud computing è la tecnologia che ci permette di acquistare risorse hardware a consumo, esattamente allo stesso modo in cui acquistiamo acqua ed elettricità. In questo articolo parleremo di uno dei servizi cloud più diffusi ed apprezzati in ambito business per lo sviluppo e la distribuzione di applicazioni e siti web resilienti: Amazon EC2.

Cos’è Amazon EC2

Amazon EC2 è un servizio di cloud computing che permette di eseguire server virtuali per far girare applicazioni e servizi web come in un tradizionale data center.

A differenza di quest’ultimo però, offre il vantaggio di poter effettuare il provisioning di server e risorse immediatamente in base alle proprie esigenze. Ed è proprio a quest’ultimo vantaggio che fa riferimento il nome EC2, acronimo imperfetto di Elastic Compute Cloud

Scopriamo in quali occasioni si rende utile prima di concentrarci sul funzionamento della sua tecnologia.

on-premise vs cloud computing

on-premise

on-premise servers
On Premise servers

Poniamo il caso che tua abbia un e-commerce di abbigliamento per la neve e che il tuo sito sia tradizionalmente installato su un data center locale. Arriva il periodo invernale e, dato che hai investito molto in pubblicità, moltissimi utenti fanno tanti ordini contemporaneamente.

Questa non è una situazione favorevole, nonostante possa sembrare il contrario.

Il tuo data center locale non è predisposto per sostenere picchi improvvisi di crescita, ed il risultato è che molti utenti del tuo e-commerce avranno una pessima esperienza sul sito. Alcuni di loro non riusciranno a completare neanche un acquisto ed alla fine avrai perso tanti soldi e reputazione rallentando la tua crescita.

cloud computing

Cloud Computing con Amazon EC2
Cloud Computing

Adesso invece poniamo il caso che il tuo e-commerce sia installato su AWS e che sfrutti la tecnologia di Amazon EC2. Arriva il periodo invernale, hai investito molto in pubblicità, e moltissimi utenti fanno tanti ordini contemporaneamente.

Questa è una situazione favorevole!

Con Amazon EC2 puoi gestire senza problemi i picchi improvvisi di crescita: la struttura informatica su cui poggia il tuo sito si adegua automaticamente al numero di utenti che lo visitano e che fanno acquisti. Tutti gli utenti avranno un’esperienza senza rallentamenti e riusciranno a completare normalmente gli acquisti. Alla fine, avrai guadagnato soldi e reputazione e sperimenterai una crescita continua.

Adesso continuiamo approfondendo la tecnologia che sta dietro ad Amazon EC2.

Come funziona Amazon EC2

Nonostante la breve spiegazione e l’esempio diano una panoramica sul servizio, entrambe non sono sufficienti a descrivere in modo adeguato Amazon EC2. Questo servizio infatti introduce una serie di concetti che vanno approfonditi per comprenderne il funzionamento complessivo, in primo luogo istanze ed AMI.

Cosa sono le AMI?

Scopriamolo.

Cosa sono le AMI

AMI sta per Amazon Machine Image, e si tratta di template che contengono il software necessario per dare vita ad un server virtuale. Nello specifico, ogni template contiene:

  • un sistema operativo
  • un application server
  • altre applicazioni

In altre parole, è un pacchetto software pronto a far girare applicazioni e siti web nell’ambiente cloud di AWS ed averne tutti i vantaggi in termini di scalabilità e resilienza. Ma le AMI non sono tutte uguali.

Tipi di AMI

Trattandosi di configurazioni software pronte all’uso, ovvero di template preconfigurati, esistono diversi tipi di AMI e possiamo distinguerle utilizzando diversi criteri. Ad esempio, una AMI può essere:

  • Pubblica
  • Condivisa
  • A pagamento
AMI pubbliche

Le AMI pubbliche vengono messe a disposizione da Amazon, sono le uniche ad essere taggate con l’alias amazon e prevedono il solo costo dell’infrastruttura AWS, calcolato sul tipo di istanza selezionata (parleremo delle istanze a breve).

Un esempio di AMI fornita da Amazon è la Red Hat Enterprise Linux.

AMI condivise e a pagamento

Per quanto riguarda gli altri due tipi di AMI, si tratta di template messi a disposizione dalla community di AWS Partner. L’unica differenza tra le due sta nel fatto che, come puoi ben immaginare, le AMI a pagamento prevedono un costo stabilito dallo sviluppatore oltre al costo del servizio AWS, ed alcune prevedono contratti di servizio.

Ad ogni modo, è possibile modificare una AMI a seconda delle proprie specifiche necessità. In questo modo possiamo avere la nostra AMI personalizzata con la nostra configurazione software, salvarla e lanciarla in qualsiasi momento.

Ma il concetto di AMI va necessariamente collegato a quello di istanza per essere compreso appieno.

Cos’è un’istanza?

Definiamo il concetto di istanza su AWS.

Cosa sono le istanze

Le istanze EC2 sono copie di una AMI eseguite su una determinata configurazione hardware. In altre parole, l’istanza è il vero e proprio ambiente virtuale fatto di CPU, memoria, storage e banda internet che esegue il nostro pacchetto software, ovvero la nostra AMI. 

Non è strano pensare alle istanze ed alle AMI come entità complementari, perché si tratta molto banalmente dell’unione di hardware e software.

Schema di Amazon EC2: istanze ed AMI

Al momento esistono ben 275 tipi di istanze diversi.

Tipi di istanze

Ogni tipo di istanza ha delle specifiche hardware differenti (cpu, gpu, memoria, storage, scheda di rete) adatte a diversi casi d’uso. AWS organizza le istanze all’interno di cinque grandi macro categorie descrittive del tipo di uso a cui sono destinate, ovvero:

  • Uso generale – ad esempio microservizi o server web
  • Calcolo ottimizzato – ad esempio creazione di modelli scientifici
  • Memoria ottimizzata – ad esempio database ad alte prestazioni o data mining
  • Calcolo accelerato – ad esempio machine learning
  • Storage ottimizzato – ad esempio database nosql o data warehousing

Ognuna di queste macro categorie contiene all’interno diverse famiglie di istanze. Ad esempio, nella categoria “uso generico” troviamo, tra le altre, la famiglia di istanze A1, che al suo interno contiene diversi tipi di istanza con diverse caratteristiche hardware. Per fare chiarezza, vediamo nel dettaglio le istanze della famiglia A1:

  • a1.media, 1 vCPU e 2 GiB di memoria
  • a1.larga, 2 vCPU e 4 GiB di memoria
  • a1.xlarga, 4 vCPU e 8 GiB di memoria
  • a1.2xlarga, 8 vCPU e 16 GiB di memoria
  • a1.4xlarga, 16 vCPU e 32 GiB di memoria
  • a1.metal, 16 CPU e 32 GiB di memoria

Per conoscere tutti i dettagli hardware di ogni singola istanza puoi leggere la documentazione ufficiale cliccando qui. Per il resto, bisogna ora approfondire un’importante distinzione che ci permette di scontornare meglio il concetto stesso di istanza da un punto di vista diverso, ovvero le opzioni di pagamento.

Opzioni di pagamento

Amazon EC2 offre diversi modelli di pagamento per le istanze, e tra queste dobbiamo necessariamente menzionarne almeno due per continuare il nostro viaggio nella comprensione di questo servizio:

  • Istanze on-demand
  • Istanze spot
Schema istanze spot ed istanze on-demand AWS EC2

La distinzione tra queste due opzioni di pagamento ci rende le idee più chiare sul funzionamento di un sistema di cloud pubblico in generale. Vediamo perché.

Istanze on-demand

Le istanze on-demand sono istanze che paghi ad un prezzo fisso al secondo e che puoi:

  • avviare
  • ibernare
  • arrestare
  • riavviare
  • terminare

in qualsiasi momento, pagando solo per l’effettivo tempo di utilizzo.

Se te lo stessi chiedendo, sì: in questo caso arrestare è diverso da terminare, perché su Amazon EC2 non puoi riavviare un’istanza terminata.

Durante la fase di arresto puoi apportare delle modifiche all’istanza e l’istanza rimane sempre a tua disposizione, a differenza delle istanze spot.

Istanze spot

Le istanze spot sono istanze che possono essere avviate solo quando c’è disponibilità di istanze inutilizzate e quando il prezzo massimo che sei disposto a pagare è superiore al “prezzo Spot”.  Possono essere terminate automaticamente da AWS quando questa disponibilità viene a mancare o quando il prezzo Spot supera il prezzo massimo che hai stabilito (di default, il limite coincide con il prezzo delle istanze on-demand).

Rispetto alle istanze on-demand hanno un costo inferiore e sono indicate per operazioni che possono essere interrotte senza gravi perdite, ad esempio analisi di dati o elaborazioni in background.

Sebbene si tratti di istanze che potremmo definire temporanee, anche le istanze spot possono essere ibernate o arrestate, ma solo a patto che utilizzino EBS come volume di root. E qui possiamo infine introdurre la questione dello storage delle istanze.

Storage delle istanze

Dal punto di vista dello storage, esistono due tipi diversi di istanze:

  • istanze con storage locale temporaneo, ovvero instance store volume con volume root massimo di 10 GiB.
  • istanze che utilizzano EBS, ovvero Elastic Block Storage (EBS) con volume root massimo di 16 TiB.
Amazon EBS - Elastic Block Storage

La differenza principale tra questi due tipi di istanze sta nel fatto che non è possibile arrestare o ibernare le istanze con instance store volume, queste istanze possono esclusivamente essere avviate e terminate. Ma non solo, perché la questione dello storage incide anche sulla persistenza dei dati: per impostazione predefinita, Amazon EC2 cancella il volume root delle istanze nel momento in cui vengono arrestate o terminate, ma questa impostazione può essere modificata nelle istanze che utilizzano EBS come volume root.

Quest’ultima distinzione ci permette anche di avere una visione più ampia della filosofia modulare del cloud computing. È proprio questa sua caratteristica infatti, quella di integrare componenti indipendenti nella forma di servizi diversi, che rende il cloud scalabile, performante e resiliente.

L’integrazione tra EC2 ed EBS che abbiamo appena visto è esemplare in questo senso: utilizzare EBS come storage di un’istanza EC2 vuol dire avere un volume root indipendente dalla memoria “fisica” dell’istanza stessa.

Conclusioni

Con il cloud possiamo dunque gestire tutti i componenti della nostra infrastruttura senza temere l’effetto castello di carte, perché a differenza di un data center on-premise, nel cloud ogni componente è un pezzo del puzzle che disegna la nostra infrastruttura.

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